Il Crespino e il Cartamo,
due esemplari fra le diverse piante
da cui si ricavano i colori vegetali.
Fase importantissima nella creazione del tappeto, la tintura era un’attività esclusivamente maschile, pregna di segreti che venivano tramandati di padre in figlio.
Le radici di alcuni alberi, le bacche, la frutta e gli insetti erano le materie prime da cui ricavare le tinte di base: lo zafferano e la curcuma davano il giallo, dalla robbia tinctoria e dalla coccinella si ricavava il rosso, dall’indaco le varie gamme di azzurro e così via. Mescolando tra loro le tinte di base si producevano tutte le altre gradazioni di colore.
La durezza dell’acqua, la temperatura, la durata ed il numero dei bagni influenzavano decisamente il risultato delle tinte. I procedimenti davano sempre comunque risultati diversi ed ecco quindi apparire sul tappeto le caratteristiche “abrage” o cambi di colore.
Oggi i colori naturali si trovano solo nei tappeti prodotti da popolazioni nomadi o nei villaggi sperduti delle zone di Tabriz e di Sarouk. Dal 1860 infatti i coloranti sintetici hanno preso il sopravvento sulle tinte naturali sostituendole completamente. Inizialmente contestati, oggi di ottima qualità, producono tonalità e caratteristiche apprezzabili e nulla tolgono alla robustezza ed alla durata del tappeto.