Un tipo di frangia annodata per proteggere la trama.
I tre tipi di nodi:
1) Nodo Seneh o persiano;
2) Nodo Ghiordes o turco;
3) Nodo Arabo-Spagnolo.
La tecnica dell’annodatura del tappeto nasce nel Turkestan ed è pressoché la stessa che si utilizza ancor oggi.
Consiste nell’allacciare e fissare con nodi ben fitti e stretti ad un tessuto di base dei fili corti, in modo che creino da un lato una superficie folta che ricopre il fondo: il cosiddetto “vello”. La base è formata da fili tesi su un telaio (trama-ordito) che si intersecano tra loro ad angolo retto formando così la “catena”.
Nel corso dell’evoluzione di questa tecnica, per assicurare la giusta tensione dei fili della catena, furono usati i congegni più diversi: dai bastoni di legno sorretti da pioli fino ai grandi telai fissi orizzontali ai quali potevano lavorare più persone l’una accanto all’altra.
Alcuni strumenti
utilizzati dall'artigiano per la
confezione del tappeto.
Gli utensili usati per l’annodatura sono veramente pochi e semplici: un pettine di legno o metallo, un paio di forbici, un punteruolo.
Il materiale preferito per l’annodatura è sempre stato ed è tuttora la lana di pecora. Solo più raramente vengono usati altri materiali naturali quali la seta ed il pelo di capra e di cammello.
Per il tessuto di base il materiale più usato è il cotone, tuttavia alcune popolazioni hanno caratterizzato la propria produzione usando la lana come catena o la seta nei casi in cui il tappeto richiedeva un’annodatura particolarmente fitta.
Il numero di nodi può variare tra i 500 per decimetro quadrato nei tappeti più antichi agli oltre 10.000 nei tappeti in seta del XVII Secolo.
Schema delle parti che costituiscono il tappeto:
nomenclatura delle parti che ne compongono la struttura decorativa e fisica.